bhagavad-gita

Testi sacri

La Grande Madre

Shri Dattatreya

Stotram – Aarti 

 
 
  • Jay Ganesh, Jay Ganesh, Jay Ganesh Devaa 
    Maataa Jaakii Paarvatii, Pitaa Mahaadevaa 


    Vittoria a Te, Oh Signore Ganesha, vittoria Te, Oh Signore Ganesha, vittoria Te,  Oh Signore Ganesha Deva.
    Sei  nato da madre Parvati e il Signore Shiva è tuo padre.

    Ek Dant Dayaavant, Chaar Bhujaadhaarii 
    Maathe Par Tilak Sohe, Muuse Kii Savaarii 

    Hai  una sola zanna. Sei  pieno di compassione e hai quattro braccia.
    Hai  un bel segno vermiglio sulla fronte, e cavalchi il tuo vahana (vettore) che ha  la forma di un topo. 

    Paan Chaddhe, Phuul Chaddhe Aur Chaddhe Meva
    Ladduan Ko Bhog Lage, Sant Kare Sevaa 


    I  devoti ti offrono paan (foglie di betel), fiori, meva (frutta secca),
    e  dolci in forma di laddu; I Santi offrono a Te servizi devozionali. 

    Andhe Ko Aankh Det, Koddhin Ko Kaayaa 
    Baanjhan Ko Putra Det, Nirdhan Ko Maayaa 


    Doni  la visione ai ciechi e guarisci il lebbroso.
    Doni  i bambini alla donna sterile e ricchezza agli indigenti. 

    Suurashyaam Shaarann Aae Saphal Kiije Sevaa
    Maataa Jaakii Paarvatii, Pitaa Mahaadevaa 


    Noi  ti preghiamo giorno e notte. Per favore donaci il successo su di noi.
    Sei  nato da madre Parvati e il Signore Shiva è tuo padre. 

    Jay Ganesh, Jay Ganesh, Jay Ganesh Devaa 
    Maataa Jaakii Paarvatii, Pitaa Mahaadevaa 


    Vittoria a Te, Oh Signore Ganesha, vittoria Te, Oh Signore Ganesha, vittoria Te,  Oh Signore Ganesha Deva.
    Sei  nato da madre Parvati e il Signore Shiva è tuo padre.

 

Letture

  • Assunta stabilmente la postura perfetta si pratichi l’esercizio noto come sigillo di Vishnu: si udrà allora infallibilmente nell’orecchio destro levarsi il suono interiore. Questo suono rende il praticante sordo a ogni disturbo sonoro d’origine esterna. Superato ogni ostacolo, il devoto raggiunge il quarto stato di coscienza in capo a una quindicina di giorni. All’inizio della pratica udrà dapprima parecchi suoni di timbro possente. Con lo sviluppo dell’esercizio il timbro del suono via via si assottiglierà sempre più. Nello stadio preliminare i suoni saranno simili a quelli generati dall’oceano, da una nube temporalesca, da un timpano o da una cascata. Nello stadio intermedio somiglieranno al suono di un tamburo, di un’esclamazione di stupore, di campane, del corpo. Nello stadio finale ricorderanno il suono di campanelle, del flauto di giunco, del liuto, del ronzio sordo delle api. In tal modo egli udrà svariati suoni via via più sottili. Giunto allo stadio in cui si percepisce il suono del timpano e simili dovrebbe sforzarsi di dirigere la propria attenzione solamente a quelli che si fanno via via più sottili. Potrà rivolgere il proprio interesse ai suoni sottili a partire da quelli grosssolani o viceversa non dovrà permettere che la mente si distragga rivolgendosi a nessun altro oggetto. L’organo mentale si concentra dapprima su di un suono qualsivoglia, si fissa progressivamente su di esso e giunge a fondervisi. Divenuta del tutto insensibile agli stimoli esterni, la mente si fa tutt’una con il suono, come il latte miscelato all’acqua, e rapidamente si dissolve nello spazio interiore della coscienza. Divenuto indifferente ad ogni stimolo sensoriale mediante la pratica costante di una simile meditazione, colui che segue il metodo dello yoga dovrebbe concentrarsi ogni giorno vieppiù su questo suono che ha la proprietà di annichilire la mente. Quando, abbandonato ogni pensiero e lasciata ogni aspirazione egli si concentrerà con tutto il suo essere su tale suono, vedrà che la sua mente giunge a dissolversi in esso. Come l’ape tutta intenta a suggere il nettare dei fiori non si cura del profumo che essi emanano, del pari la mente, costantemente assorbita dal suono, più non brama gli oggetti dei sensi, giacché, tutta avvinta dal soave aroma di esso, ha abbandonato la sua natura instabile. Il serpente interiore della mente è ipnotizzato dal suono, e dimentico d’ogni altra cosa si fa tutt’uno con esso, senza più vagare altrove. La mente, che come un elefante infoiato scorrazza nel giardino degli oggetti dei sensi, vien controllata grazie al pungolo acuminato costituito dal suono. Il suono è la trappola per catturare l’antilope interiore, è la sponda che argina l’oceano interiore, la mente. Tale suono, che procede dalla sillaba sacra che è l’Assoluto stesso, è sostanziato di splendore divino. La mente è assorbita in esso, attingendo la sede Suprema di Vishnu.

    Nadabindupanisad 31-47a

  • Mille sono i polloni, mille i rami, i frutti e i boccioli dell’albero della trasmigrazione. Le sue radici sono costituite dalla mente, che è formata a parer mio da costruzioni mentali e da null’altro. Per disseccare l’albero della trasmigrazione se ne inaridiscano le radici, mercè l’annichilimento delle costruzioni mentali. C’è poi soltanto un mezzo per controllare la propria mente: distruggere l’attività mentale nel momento stesso in cui inizia. La distruzione della mente è la mirabile alba della gnosi. Il savio riesce a distruggere la mente, ma quando a tentare è l’insipiente ecco ergersi un ostacolo. Finchè la mente non venga sconfitta definitivamente dalla pratica costante dell’unica Realtà, le impressioni latenti subconoscie scorazzano liberamente all’interno del cuore simili a lemuri nottivaghi. Le impressioni latenti subconscie derivate dall’attività sensoriale di uno che sia riuscito a distruggere l’egoismo della mente e a controllare l’attività di quei mortali nemici che sono i sensi vengono distrutte, come fiori di loto al sopraggiungere dell’inverno. (…) Come non è possibile controllare un elefante infoiato nocivo se non adoperando il pungolo apposito, così, quando si tratta di sconfiggere la mente, i mezzi pienamente efficaci sono solamente il conseguimento della conoscenza del proprio Sé, l’accompagnarsi ai savi, la piena rinunzia ad ogni impressione subconscia e il controllo dei movimenti delle energie vitali. Questi sono i mezzi prescritti. Chi invece cerca di controllare la mente con la forza è simile a colui il quale frughi nelle tenebre dopo aver gettato via la lucerna che teneva in mano. Gli stolti che sperano di sconfiggere la mente facendo ricorso alla violenza cercano di catturare un elefante impazzito servendosi di corde di fibra di loto.

    Muktikopanisad II 36-41, 43-47

  • Il canto della Conoscenza suprema
    di Sri Adi Sankara

    1. Privo di attaccamenti, privo di legami, indipendente io sono, sempre; della natura eterna dell’Essere Coscienza Beatitudine io sono; io sono Quello. Quello sono io, il fattore irriducibile, immortale, senza fine.
    2. Eterno, sempre puro, da tutto emancipato io sono, l’assenza di forma è la mia sola forma; pervado l’intera natura, omogenea massa di Beatitudine io sono: Quello sono io, il fattore irriducibile, immortale, senza fine.
    3. Eterno, senza difetti, senza forma, irriducibile io sono, della natura della Suprema Beatitudine io sono: io sono Quello. Quello sono io, il fattore irriducibile, immortale, senza fine.
    4. Io sono della natura della pura Consapevolezza e gioisco del mio stesso Sé; io sono della natura della Beatitudine ininterrotta: io sono Quello. Quello sono io, il fattore irriducibile, immortale, senza fine.
    5. Io sono della natura della luce interiore dell’intelligenza; io sono la pace che si estende al di là della natura; io sono della sostanza della Beatitudine che abita ogni luogo: io sono Quello. Quello sono io, il fattore irriducibile, immortale, senza fine.
    6. Io sono la Suprema Verità che si dispiega oltre tutte le verità relative. Io sono Shiva il Supremo sempre oltre il velo dell’illusione; io sono la Luce Suprema: io sono Quello. Quello sono io, il fattore irriducibile, immortale, senza fine.
    7. Io sono differente dalla molteplicità dei nomi e delle forme: solo la pura conoscenza è la mia forma: io sono indistruttibile; io sono per natura gioioso: io sono Quello. Quello sono io, il fattore irriducibile, immortale, senza fine.
    8. Mai sono affetto dall’illusione o dai suoi effetti, quali il corpo e il resto; io sono della forma dell’auto-luminosità: io sono Quello. Quello sono io, il fattore irriducibile, immortale, senza fine.
    9. Io sono privo delle tre qualità mortali (Guna); io sono il Testimone dello stesso Creatore; io sono della forma della Beatitudine infinita: io sono Quello. Quello sono io, il fattore irriducibile, immortale, senza fine.
    10. Io sono della forma del Reggitore Interno; come un incudine, immutabile e che tutto pervade. Io sono il Testimone di ogni cosa. Io sono nella mia vera natura (niente altro che il Supremo Sé). Io sono Quello. Quello sono io, il fattore irriducibile, immortale, senza fine.
    11. Io sono il Testimone di tutte le coppie di opposti esistenti in natura; immobile, permanente, nella mia forma. Io sono il Testimone Eterno di tutto quello che muta. Io sono Quello. Quello sono io, il fattore irriducibile, immortale, senza fine.
    12. Io sono massa piena di Consapevolezza e di conoscenza; io non sono mai agente, non sono neppure il fruitore: io sono Quello. Quello sono io, il fattore irriducibile, immortale, senza fine.
    13. Nella mia vera natura, non ho bisogno di altro fondamento o supporto o sostrato, ma allo stesso tempo io sono il fondamento, il supporto e il sostrato per tutti gli esseri e le cose (tutti i nomi e le forme); sono di natura pago di me stesso, soddisfatto (poiché in me ogni desiderio è appagato): io sono Quello. Quello sono io, il fattore irriducibile, immortale, senza fine.
    14. Io sono al di là della triplice sofferenza (soggettiva, fenomenica e cosmica); sono differente dai tre involucri individuali (il corpo grossolano, il corpo sottile e il corpo causale); io sono il testimone dei tre stati (la veglia, il sogno, il sonno profondo): io sono Quello. Quello sono io, il fattore irriducibile, immortale, senza fine.
    15. Esistono solo due cose nell’universo (tutte le cose possono essere ricondotte all’interno di queste due principali): il “soggetto” e l'”oggetto” (la cosa fruita e il fruitore, la cosa esperita e lo sperimentatore, o la cosa veduta e l’osservatore) e sono tra loro opposte. Di esse il “soggetto” (brahman) è il fruitore e lo sperimentatore, o l’osservatore e l'”oggetto” è semplice illusione; questo afferma il Vedanta.
    16. Attraverso la conoscenza e la ripetuta discriminazione si realizza di essere niente altro che il “Testimone”. Cosicché, colui che è stabilito nell'”Io sono la consapevolezza testimone” è l’uomo liberato e saggio. Questo afferma il Vedanta.
    17. Un vaso o un muro sono in essenza niente altro che l’argilla in cui sono stati modellati. Allo stesso modo, l’intero universo degli oggetti fenomenici non è altro che la Suprema Verità, così afferma il Vedanta.
    18. Brahman è la Verità, l’universo fenomenico delle cose e degli esseri è illusorio, e la percezione egocentrica della separatezza (jiva) è in se stessa niente altro che Brahman. Quello con cui questa Verità è 
    conosciuta è la realissima scienza, la Scienza delle scienze, questo afferma il Vedanta.
    19. Internamente io sono Luce, esternamente io sono luce, nel profondo di me stesso io sono Luce, al di là dell’Eterno, al di là… Luce della luce, l’auto-risplendente luminosità, la Luce del Sé… io sono Shiva… io sono 
    Benevolenza (poiché in me non sono le sofferenze o i limiti della vita). io sono Quello: io sono Quello.

  • Invocazione iniziale                        (clicca qui)

    1. Naturato dell’emissione vibrata splendente a causa dell’unione dei due – il padre, dal corpo pieno e dalla luce adornata di cinque volti, e la madre, gloriosa della creazione novissima basata sulla parte più pura di luna – deh vibri, deh splenda, immortale famiglia senza superiore, il mio cuore!

    Stanze di lode alle divinità

    2. Io saluto la dea Para, intuizione coscienziale che, inseparata da Bhairava, ha eletto a sua dimora i loti del tridente le cui punte sono formate dal soggetto conoscente, dai mezzi di conoscenza e dalconoscibile. 3. io saluto la dea che risiede nel corpo di Bhairava danzante – la dea che brilla a guisa di lampo nell’etere coperto da spessa piovorna nuvolaglia. 4. Abbia il tridente della conoscenza, che, splendente, consuma con le sue fiammeggianti lingue di luce i tre legami proprio della realtà differenziata, abbia, deh, la forza di distruggere gli ostacoli alla via della verità1 5. La potenza di libertà, il desiderio di creare la successione e il naturarsi di successione sono un’espressione del potere dell’Onnipresente. possano queste tre dee rivelare dentro di me la natura senza superiore! 6.Gonfi il figlio della dea, Ganesha, l’unico, che per sua propria natura signoreggia la ruota dei grandi raggi espressione del potere delle dette divinità – gonfi Ganesha, bello come la luna splendente, il mare della mia coscienza!

  • “Io sono, io sono il Supremo, io sono la scaturigine dell’universo. E sono pure il maestro spirituale di tutti i mondi, e tutti i mondi ad un tempo. Io sono Lui, l’Assoluto. Io soltanto e nell’altro io sono. Io sono perfetto, puro, a tutto superiore. Ed eterno altresì io sono, imperituro ed immacolato. Consapevolezza io sono, io sono peculiare, io sono la bevanda sacrificale, io sono compiuto. Di buon auspicio io sono, e privo di pena, consapevolezza io sono, sempre eguale a me stesso. Esente da onore e disonore, privo di qualità, benigno io sono. Al di là di ciò ch’è duale o non duale, libero dalle coppie di opposti io sono, io sono Lui, l’Assoluto. Al di là di esistenza ed inesistenza, al di là del linguaggio, io risplendo. Io sono la maestà ch’è ad un tempo vacuità e non vacuità, il bene e il male sono io. Al di là di eguaglianza e difformità io sono, e perenne, puro, perpetuamente benevolo. Superiore alla contrapposizione tra mondo e non mondo, di natura luminosa e lieve, eterno io sono. Io sono privo del numero uno e pure del due, sto al di là della distinzione tra essere e non essere, esente da costruzioni mentali. Io sono immune dalla differenza che sorge dalla molteplicità, e ho l’aspetto di una beatitudine indivisa. Io non sono un ego, né qualcosa d’altro, io son privo di corpo e simili. Dotato e non dotato di rifugio, io son privo di sostrato. Esente da schiavitù, da liberazione e simili, io sono Lui, il puro Assoluto. Privo di e simili, il Supremo io sono, al Supremo stesso superiore. Perenne, privo e ad un tempo dotato di capacità deliberativa io sono: io sono Lui, l’Assoluto. Eterno io sono, e ho l’aspetto dei tre componenti la sillaba sacra: A, U e M. Immune dal soggetto che medita, dalla meditazione e da ciò che vien meditato io sono: io sono Lui, l’Assoluto. Ovunque compiuto sotto ogni aspetto io sono, caratterizzato da essere, coscienza e beatitudine. Io appaio come tutti i guadi sacri, sede di pellegrinaggio, il Sé supremo io sono, Siva stesso son io”.

    Maitreyopanisad III 1 – 12

  • Chi conosce se stesso tramite la propria percezione diretta, e percepisce il proprio Sé come un che di indiviso, quegli può dirsi perfettamente compiuto. Egli si trova pienamente a suo agio, e vive con il principio vitale individuale immutabile che dimora nel suo stesso Sé. “Dove se n’è andato dunque il mondo, e donde era venuto fuori, e dove mai andrà a finire? Appena un attimo fa lo vedevo, ora non c’è più: che gran meraviglia! Che dovrei accettare, come sarebbe meglio rifiutare? Che c’è d’altro, di differente da me? In questo immenso oceano dell’Assoluto, ricolmo del nettare di una beatitudine indivisa, non riesco a scorgere, udire o conoscere alcunché. Rimango nel mio Sé, che si presenta come perpetua beatitudine, e sono dotato di caratteristiche proprie solo a me stesso. Privo d’attaccamento io sono, immune da ogni corpo, privo di attributi: Hari io sono! Acquietato, infinito, in me compiuto, Brahma l’antico di giorni io sono! Non soggetto d’azione e neppure oggetto, esente da mutamenti e imperituro io sono, ed appaio come pura luce intellettuale. Svincolato da qualsivoglia legame, Siva l’eterno io sono!”

    Adhyatmopanisad II 65 – 70

  • “Quest’intero universo non mi appartiene in alcuna sua parte. Non m’appartengono tempo, luogo, oggetti tangibili o pensieri. Non m’appartengono l’abluzione rituale, i riti da svolgere ai crepuscoli, deità o luoghi sacri. Non m’appartengono guadi che sian sede di pellegrinaggio, di servizi offerti alla divinità, di gnosi o sedi di esseri divini. Non m’appartengono la schiavitù, la nascita, la parola, il sole, il merito, il demerito, il dovere, la buona sorte. Non m’appartengono il principio vitale individuale, e neppure i tre mondi. Non m’appartengono la liberazione, la dualità, la scienza rivelata, le prescrizioni ritualmente, la prossimità, la distanza, la luce intellettuale, la segregazione.

    Non m’appartengono il maestro, il discepolo, la privazione, l’eccesso, Brahma, Visnu o Rudra. Non m’appartengono la luna, la terra, l’acqua, il vento, lo spazio, il fuoco. Non m’appartengono il gruppo familiare, lo scopo, l’esistenza, il meditante, l’oggetto meditato, la meditazione, la mente. Non m’appartengono il freddo, il caldo, la sete, la fame, l’amico, il nemico, l’illusione, la vittoria, il prima, il dopo, l’aldilà, le regioni dello spazio. Non m’appartiene affatto tutto ciò che può essere detto o ascoltato, pensato, desiderato e meditato, fruito, bramato o ricordato. Non m’appartengono il desiderio, lo yoga o il riassorbimento cosmico. (…) Io sono l’Assoluto, io sono l’Assoluto senza dubbio. Io sono consapevolezza, io sono consapevolezza.” E` detto liberato in vita chi ha questa conoscenza, chi percepisce se stesso come l’Assoluto e nell’altro, consapevolezza e null’altro, come il Supremo e null’altro.

    Tejobindupanisad IV 11 B – 21, 29 B – 30

  • Di Adi Shankara Bhagawat Pada
    Versione inglese di P. R. Ramachander

    Thasmai nama parama karana karanaya,
    Deepthojjwalitha pingala lochanaya,
    Nagendra hara krutha kundala bhooshanaya,
    Brahmendra Vishnu varadaya Nama Shivaya. 1

    Io saluto Shiva, che è la reale causa delle cause,
    che ha gli occhi castani rossastri che risplendono come la luce,
    che indossa ghirlande e orecchini fatti dal re dei serpenti,
    e che è colui che fa offerte a Brahma e Vishnu.

    Srimath prasanna sasi pannaga bhooshanaya,
    Shailendraja vadana chumbitha lochanaya,
    Kailasa mandara mahendra nikethanaya,
    Loka trayarthi haranaya nama shivaya. 2

    Io saluto Shiva, che sempre indossa
    come ornamenti la chiara luna e il serpente,
    i cui occhi sono baciati dalla figlia della montagna,
    che vive nel picco del Kailasa e nella montagna Mahendra,
    e che cancella il dispiacere dei popoli dei tre mondi.

    Padmavadatha mani kundala govrushaya,
    Krishnagaru prachura chandana charchithaya,
    Basamanushaktha vikachothpala mallikaya,
    Neelabhja kanda sadrusaya namashivaya. 3

    Io saluto Shiva, che ha il collo del colore del loto blu,
    che indossa orecchini fatti di Padma raga, che cavalca un toro,
    che applica fragranza di Aloe e si riveste pienamente di pasta di sandalo,
    e che si ricopre il corpo di cenere e indossa ghirlande di fiori di loto aperti.

    Lambathsa pingala jata makutothkataya,
    Damshtra karala vikatothkata bhairavaya,
    Vyagara jinambaradharaya manoharaya,
    Trilokya natha namithaya namashivaya. 4

    Io saluto Shiva, che è salutato dai signori dei tre mondi,
    che ha un’ampia corona opaca di capelli di colore castano rossastro,
    che appare feroce e pauroso a causa dei denti appuntiti,
    e che, indossando la pelle di una tigre, è molto grazioso.

    Daksha prajapathi maha makha nasanaya,
    Kshipram maha Tripura dhanava gathanaya,
    Brahmorjithordhwaga karoti nikrunthanaya,
    Yogaya, yoganamithaya namashivaya. 5

    Io saluto Shiva, che è yoga ed è salutato dagli yogi,
    che distrusse i sacrifici del fuoco condotti da Daksha Prajapathi,
    che uccise velocemente la grande asura chiamata Tripurasura,
    e che tagliò la quinta testa di Brahma, che era orgogliosa.

    Samsara srushti ghatana parivarthanaya,
    Raksha pisacha gana sidha samakulaya,
    Sidhoragagraha ganendra nishevithaya,
    Sardhoola charma vasanaya Nama Shivaya. 6

    Io saluto Shiva, che indossa la pelle di una tigre,
    che seguita a distruggere e a creare il mondo,
    che si occupa dei diversi demoni e delle orde di siddhas,
    e che è servito da siddhas, serpenti, pianeti e capi di ganas.

    Basmanga raga krutha roopa manoharaya,
    Soumyaavadatha vanamasrithamasrithaya,
    Gowri kataksha nayanardha nireekshnaya,
    Go ksheera dhara davalaya nama shivaya. 7

    Io saluto Shiva, che è bianco come il vapore del latte di mucca,
    che si copre dovunque di cenere ma è bello da incantare,
    che è il sostegno per quelle pie persone che trovano riparo nelle foreste,
    che con gli occhi mezzi chiusi vede lo sguardo laterale di Gowri.

    Adithya Soma Varuna anila sevithaya,
    Yagnagni hothra vara dhooma nikethanaya,
    Rik sama veda munibhi sthuthi samyuthaya,
    Gopaya gopa namithaa nama shivaya. 8

    Io saluto Shiva, che cura il toro e da lui è venerato,
    che è servito dal sole, la luna, il dio della pioggia e quello del fuoco,
    che vive in luoghi santificati dal fumo dei fuochi dei sacrifici,
    e che è cantato dai saggi eruditi nei Rig e Sama Veda.

    Shivashtakamidham punyam ya padeth shiva sannidhou,
    Shivalokamapnothi shivena saha modhathe.

    Colui Che legge questo ottetto su Shiva,
    di fronte al tempio di Shiva,
    raggiungerà il mondo di Shiva,
    e sarà felice assieme a Shiva.

Gnosi

Letture

    1. È vero, è vero senza errore, è certo e verissimo.
    2. Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per fare il miracolo di una cosa sola.
    3. Come tutte le cose sono sempre state e venute da Uno, così tutte le cose sono nate per adattamento di questa cosa unica.
    4. Il Sole ne è il Padre, la Luna è la Madre, il Vento l’ha portato nel suo ventre, la Terra è la sua nutrice. Il Padre di tutto, il Telesma di tutto il Mondo è qui; la sua potenza è illimitata se viene convertita in Terra.
    5. Tu separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dallo spesso, dolcemente, con grande industria. Ei rimonta dalla Terra al Cielo, subito ridiscende in Terra, e raccoglie la forza delle cose superiori ed inferiori.
    6. Tu avrai con questo mezzo tutta la Gloria del Mondo, epperciò ogni oscurità andrà lungi da te. È la forza forte di ogni forza, perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida.
    7. È in questo modo che il Mondo fu creato.
    8. Da questa sorgente usciranno innumerevoli adattamenti, il cui mezzo si trova qui indicato.
    9. È per questo motivo che io venni chiamato Ermete Trismegisto, perché possiedo le tre parti della filosofia del Mondo.
    10. Ciò che ho d etto dell’operazione del Sole è perfetto e completo.
  • Un’antica favola indù racconta che c’erano tre uomini molto saggi che erano cercatori del “Sacro Elefante Bianco” che per loro non era semplicemente un mito ma un vero esemplare vivente della più elevata Divinità perché Egli rappresentava la “Verità Più Esaltata.”

    Erano tre insaziabili pellegrini imbarcati nella più nobile esplorazione dei Misteri Universali. Tre anziani, venerabili, inquieti come i bambini e con una mente capace di abbracciare la cosa inaspettata, la cosa nuova, la cosa trascendentale. I tre avevano una peculiarità fisica e cioè erano ciechi di nascita ma questo non era un ostacolo che impedisse loro di continuare la ricerca sacra poiché, come è risaputo, sono gli occhi quelli che offuscano ed accecano molte volte la realtà. Perché per gli occhi fisici tutto è apparenza ma il saggio, che riconosce questo, guarda con gli occhi dell’intuizione, con gli occhi dell’anima. Quando si guarda in questo modo le apparenze svaniscono e l’essenza rimane nuda; niente rimane nascosto agli occhi dell’Anima.

    Dopo aver a lungo cercato per varie città, esausti, arrivarono ad un villaggio semplice dove un anziano locale, gentilmente, indicò loro dove, come dicevano gli antichi saggi del villaggio, potevano trovarlo. Certamente stavano già molto vicino e con decisione e fermezza, riempiti di allegria, entrarono nella selva. Camminarono durante tutta la mattina e visto che erano ciechi acutizzarono al massimo gli altri sensi. Calò il pomeriggio ed i tre erano esausti ma continuavano a cercare con l’entusiasmo degno dei veri cercatori. E finalmente! I tre sentirono ed annusarono l’immanente presenza del Grande e “Sacro Elefante Bianco.” Profondamente emozionati, in un lampo i tre anziani uscirono correndo per andare al loro mistico incontro e gli alberi si allontanavano per compassione vedendoli arrivare. Era arrivato il momento magico dell’incontro tra il cercato ed il cercatore, tra lui profondamente invocato e la risposta all’evocazione divina, all’altezza della costanza e della perseveranza mantenuta per anni, perfino vite… Uno degli anziani si aggrappò fortemente alla proboscide dell’elefante cadendo immediatamente in profonda estasi, un altro con le braccia completamente aperte abbracciò con poderosa forza una delle zampe del pachiderma ed il terzo si aggrappò amorevolmente ad una delle Sue grandi orecchie, poiché l’elefante sacro era placidamente sdraiato su alcune foglie.

    Ognuno di essi sperimentò, senza ombra di dubbio, un senza fine di emozioni, di esperienze e di sensazioni sia interne che esterne e quando furono pieni della benedizione del Sacro Elefante andarono via, profondamente trasformati. Ritornarono al villaggio ed in una delle capanne i tre, nell’intimità, raccontarono e condivisero le loro esperienze. Ma qualcosa di estraneo incominciò a succedere; incominciarono ad alzare le voci fino a discutere sulla “Verità.” Quello che sperimentò la proboscide dell’elefante disse: la Verità è che la rappresentazione del Sacro Elefante Bianco è lunga, rugosa e flessibile; il cieco anziano che sperimentò con la zampa dell’elefante disse: quella non è la verità, la “Verità” è dura, mediana, come un grosso tronco di albero; il terzo anziano che sperimentò l’orecchio del pachiderma, indignato per tante bestemmie disse: la “Verità” è fine, ampia e si muove col vento. I tre, benché saggi e belle persone, non si capirono e decisero di andare via ciascuno per la sua strada.

    Ognuno per la sua strada, viaggiarono per molti paesi diffondendo ciascuno la propria verità. Crearono tre grandi religioni e fu rapida la loro espansione. Questo fu possibile perché toccarono la “Verità” e la predicarono onestamente per tutto il mondo, dal cuore. I tre cercatori, erano arrivati a trovare la Divinità ma non ne percepirono l’ampiezza e si limitarono a sperimentarne una parte, non il Tutto. Benché sinceri nella loro ricerca e nel loro servizio, compresero entro i confini della loro limitazione mentale. 

  • La via che è la Via, non è la via ordinaria;
    Il nome che è il Nome, non è il nome ordinario.
    L’Innominabile è l’essenza dell’Universale;
    Il Nominabile è la natura del­ l’Individuale.
    Tuttavia: lo spassionato vi vedrà chiaro, 
    l’appassionato vi vedrà scuro. 
    Queste due categorie sono una,
    ma si fenomenalizzano opposte; 
    Esse sono l’Inapprofondabile,
    l’Inapprofondabile dell’Inapprofondabile
    e la porta del Supremo Mistero.

    È la Coscienza Umana del bello che differenzia il Bello dal Brutto;
    È la Coscienza Umana del bene che differenzia il Bene dal Male:
    Essere e Non-Essere non è che Esistenza differenziata.
    Possibile e Impossibile non è che Mondo sensuale differenziato.
    Superiore e Inferiore non è che Orga­nismo differenziato.
    Suono e Timbro non è che Tono differenziato.
    Avanti e dietro non è che Continuità differenziata.
    Conformemente a ciò :
    Il Perfetto dilucida senza concetto;
    legifera senza parole;
    agisce senza impulsione;
    crea senza nulla;
    concepisce senza mira;
    compie senza rimanere autore.
    In generale:    
    L’Ignoto fa la Forza.

    L’uomo lo nota e non lo vede: e lo chiama indifferenziato;
    L’uomo lo comprende e non l’ode; e lo chiama inaudibile;
    L’uomo lo sente e non lo trova: e lo chiama inconcreto:
    Questi tre Non-Sensi sono, come tali, Indifferenziabili;
    Essi sono, conseguentemente, compresi in Uno, 
    Amfi-eterali, Eternamente indefinibili, Ripiegantisi verso l’Irreale, Forma Aforma, Fenomeno Afenomenale, Inesplicabile, Incomprensibile, Senza Principio, senza Fine.
    Ricostruire così la Via, una volta analizzata;
    è costruirla per tutta l’eternità :
    Perché la conoscenza della sua natura è pos­sibile:
    Evoluzione spontanea.

    La Via smarrita – il sentimento morale sorge;
    Il Ragionamento nato – l’Istintività delle azioni è perduta;
    L’Armonia consanguinea sparita – il Dovere famigliare si forma;
    L’Armonia sociale estinta – Il Patriottismo nasce.

    L’Etica è la fenomenalizzazione della Via;
    L’effettualità della Via è inesplicabile e incomprensibile:
    Inesplicabile, incomprensibile, essa contiene l’Ideale;
    Inesplicabile, incomprensibile, essa contiene il Reale:
    Inconcepibile, misteriosa, essa contiene l’Essenziale,  Il quale è l’Assoluto, Il quale è l’Umano.
    Mai il suo nome è passato: essa è il principio dell’Essere.
    Da dove mi viene la coscienza di ciò? – lo sono!