Kularnava tantra                                                                                  

Inglese
Ullasa 1

1. (Una volta) Sri devi Parvati chiese a Shiva, il Signore Supremo sempre beato, Dio degli dei e Padre del mondo, che sedeva sulla vetta del monte Kailash.

Sri Devi disse:
2-5. Signore, Dio degli dei, essere Onnisciente realizzabile con la devozione, Liberatore di coloro che prendono rifugio in Te, Signore del Kula, Signore Supremo, Oceano del Nettare della Compassione, fondatore delle pratiche sacre! Un numero infinito di creature, in miriadi di forme fisiche, è impigliato in innumerevoli cicli di sofferenza fatti di nascita e morte e per essi non vi è redenzione. Queste creature, immerse totalmente nel dolore, non conoscono la vera felicità. Dimmi, Signore, come possono ottenere la liberazione?
6. Il Signore rispose: Ascolta, Devi, la risposta a ciò che mi hai chiesto, perchè anche solo ascoltandola gli uomini ottengono la salvezza.
7. C’è solo un’unica realtà, che è Shiva, il Parabrahman, Indistinto, Onnisciente, Onnipotente, sovrano di tutto, Immacolato e Uno senza secondo.
8. Splendente di luce propria, senza inizio e fine, senza attributi, immutabile, più alto del più alto, senza qualità. E’ Sacchidananda! Le miriadi di creature viventi (jiva) sono solo Sue parti, ma a causa dell’ignoranza senza tempo si sono separate da Lui come le scintille che, pur scaturendo dal fuoco, si separano da esso.
9-11. Per il fatto di essere “nati” entrando in un circolo di azioni senza inizio essi rimangono separati da Shiva, regolati dalla felicità prodotta dalle loro virtù e dai dolori dei loro peccati. Ricevendo forme fisiche, età e destini delle rispettive specie secondo le loro volontà e azioni, queste creature attaccate all’antica ignoranza e influenzate dall’ambiente circostante, passano continuamente da una nascita all’altra.
12. Molte sono le nascite cui è sottoposto il jiva, che sulla terra passa attraverso diverse forme d vita. Vi sono udbhij o esseri immobili che nascono dalla terra; svedaja o esseri mobili che nascono dagli umori, quali gli insetti, ecc.; andaja o quelli che nascono dalle uova, quali gli uccelli, ecc.; jarayui o quelli che nascono dall’utero, come i mammiferi, gli uomini nelle diverse fasi evolutive, gli dei e gli esseri liberati.
13-15. Parvati, il corpo umano è il più importante degli 8400000 tipi di forme fisiche, perchè è in quella forma che si può realizzare la conoscenza dell’Essenza. La conoscenza dell’Essenza non si può ottenere in un’altra forma se non in quella umana. Quando un essere umano, dopo avere accumulato tante azioni virtuose, ottiene con il proprio sforzo la conoscenza dell’Essenza, anche dopo centinaia di migliaia di nascite, viene liberato.
16. Se dopo avere ottenuto la forma umana, che è come una scala per raggiungere la liberazione, un uomo non liberasse il suo Atman, potrebbe esserci peccatore più grande di lui?
17. chi non comprende quali sono i suoi interessi principali e, dopo avere ottenuto una nascita superiore, dotato di un meraviglioso complesso di organi sensori e motori, non riesce ad avvalersene per elevarsi è davvero simile a un suicida.
18. Nessuna creatura, in nessun’altra forma fisica eccetto quella umana, può conseguire fini superiori. Perciò, una volta ricevuta la ricchezza preziosa di un corpo umano ci si dovrebbe dedicare ad azioni virtuose.
19. Bisogna preservare con ogni sforzo il proprio Sé. Il Sé è la causa efficiente di tutto; perciò bisogna proteggere con ogni cura il proprio Sé.
20. Ricchezze e proprieà, denaro e case, merito e demerito, si possono ottenere di continuo; ma una buona nascita in un corpo umano sano non si può ottenere spesso.
21. Gli uomini dovrebbero fare ogni sforzo per mantenere i loro corpi. Non è giusto lasciare che il corpo muoia per malattie come la lebbra, ecc. 
22. Fino a quando si ha un corpo bisogna vivere secondo le leggi del dharma. Il dharma conduce alla conoscenza; la conoscenza porta al dhyana e allo yoga che, quantunque in segreto, portano alla liberazione.
23. Se lo stesso individuo non vuole trovare il modo di loverare il suo Sé, chi altri potrà fargli vedere quali sono i mezzi che favoriscono la liberazione?
24. Chi in questo mondo non vuole curarsi dalle terribili malattie, che cosa potrà fare per guarire da esse quando andrà dove non vi è alcuna cura?
25. Chi inizia a scavare un pozzo quando la sua casa è già in fiamme è un pazzo; per questo, fintanto che vi è il corpo, bisogna sforzarsi di conseguire la liberazione e dedicarsi sinceramente alla ricerca della verità suprema.
26-27. Ricorda, il corpo non dura per sempre. La vecchiaia avanza furtiva come una tigre, il tempo diminuisce come l’acqua in un vaso rotto, le malattie colpiscono come i nemici. Intraprendi dunque il fausto cammino molto prima che gli arti perdano il loro vigore e che le avversità si abbattano su di te.
28. Nelle varie attività del mondo il tempo vola senza che l’uomo se ne avveda. Preso da piaceri e dolori, il jiva non è consapevole di quali siano i suoi veri interessi.
29. Inebriato dal vino dell’ignoranza, egli non si ravvede neppure vedendo che il mondo è pieno di esseri apatici, sofferenti, malati, infelici e oppressi dalle sventure.
30. Egli non realizza che la prosperità è come un sogno, e la gioventù effimera come un fiore. La vita appare e poi scompare come un lampo. Come può, chi sa questo, ritenersi ancora pago?
31. Anche una vita di cento anni è troppo breve, perché metà del tempo si trascorre nel sonno e l’altra metà è infruttuosa perché spesa nell’infanzia, nella malattia, nel dolore, nell’infelicità, nella vecchiaia e quant’altro.
32. L’uomo non è attivo quando dovrebbe esserlo, dorme quando dovrebbe rimanere sveglio, si presenta spavaldo quando dovrebbe avere timore – allora perché la morte non dovrebbe colpirlo?
33. Il corpo ha vita breve, come una bolla d’acqua. Dimorando in esso come un uccello nella gabbia, come può il jiva vivere senza paura in un mondo ostile ed effimero?
34. Il jiva considera buono ciò che non lo è, ritiene permanente ciò che è transitorio, considera utile ciò che non ha alcuna utilità e non s’avvede della propria morte.
35. Ingannato dalla Tua maya, Devi, l’uomo non guarda ciò che vede, non comprende ciò che ascolta e non capisce quel che legge.
36. In questo mondo, immerso nell’oceano insondabile del tempo, il jiva non s’accorge dell’avvicinarsi furtivo dei coccodrilli di malattia, vecchiaia e morte.
37. Non avverte che in ogni momento che passa il suo corpo perde forza, non realizza che il suo corpo gradualmente si dissolve come un vaso di argilla non cotto immerso nell’acqua.
38. Con una siepe si può ostacolare il passaggio del vento o dividere lo spazio, costruendo una diga si possono sbarrare le acque, ma in alcun modo è possibile arrestare lo scorrere della vita.
39. Devi, la terra inaridisce, il monte Meru si sbriciola, le acque dell’oceano si prosciugano; che dire dunque del corpo? (Anche il corpo è destinato inevitabilmente a perire).
40-41. Il lupo del tempo s’avventa sull’uomo mentre sta ancora cianciando di “mia moglie”, “i miei figli”, “la mia ricchezza”, “i miei amici”. La morte lo divora mentre sta ancora pensando a cosa ha fatto, a quel che deve ancora fare e a ciò che è stato fatto a metà.
42. Per questo fa oggi ciò che andrebbe fatto domani, fai di mattina ciò che andrebbe fatto nel pomeriggio, perché la morte non aspetta per vedere ciò che è stato fatto e ciò che non è stato fatto.
43. Uomo saggio, non vedi che la Morte si avvicina furtivamente con l’avanzare dell’età, armata di una schiera di terribili malattie?
44. Trafitto dalla lancia del desiderio, immerso nel brodo dei piaceri dei sensi, cotto nel fuoco di simpatie e antipatie, l’uomo è il lauto pranzo della Morte.
45. La Morte divora tutto: neonati, bambini, giovani e vecchi. Questa è la regola che domina il mondo.
46. Anche divinità come Brahma, Vishnu, Mahesh e i diversi spiriti della natura sono destinati a perire. Per questo bisognerebbe fare sempre ogni sforzo per migliorare il proprio stato.
47. Non adempiere i doveri della propria classe, i tentativi di ottenere guadagni illeciti, il desiderio della moglie e della ricchezza altrui portano gli uomini alla rovina.
48. Anche l’avversione alla pratica dei precetti vedici, la slealtà nei confronti del guru e la mancanza di controllo dei desideri dei sensi diminuiscono la durata della vita.
49. Qualunque sia la causa destinata a porre fine alla vita – una malattia, una disgrazia, un veleno, un’arma, un serpente o un animale feroce come il leone – accadrà proprio in quel modo.
50. Come un filo d’erba trasportato dall’acqua, il corpo causale del jiva passa da un corpo fisico a un altro, come quando si occupa una nuova casa e si lascia la vecchia.
51. Come nello stesso corpo il jiva passa dall’infanzia alla gioventù, e da questa alla vecchiaia e alla morte, allo stesso modo egli passa da un corpo ad un altro, dopo averlo trovato, come se passasse da una casa all’altra.
52-53. Gli uomini sperimentano piacere e dolore secondo le azioni che compiono. Gli ignoranti, che non hanno conoscenza dell’altro mondo, passano dalla nascita alla morte e poi di nuovo dalla morte alla rinascita. Essi raccoglieranno nell’altro mondo i frutti delle azioni compiute qui, come l’albero irrigato alle radici, dà i frutti sui rami più in alto.
54. I frutti che gli uomini raccolgono dall’albero del peccato sono: povertà, dolore, malattia, schiavitù e dipendenze.
55. La sola via alla liberazione è la libertà dal desiderio e dall’attaccamento; tutti i mali nascono dall’attaccamento. Solo il non attaccamento e la devozione alla vera conoscenza rendono felici. Si sa che anche i saggi sono mossi dall’attaccamento; che dire dunque degli uomini comuni?

56. Rinuncia dunque all’attaccamento, e anche allo stesso desiderio; rinunciavi totalmente, non soltanto con la mente ma con tutto il tuo essere. Se non ci riesci per debolezza, ricorri alla compagnia del buono, perché la compagnia del buono e del santo è la giusta medicina.
57. La compagnia dei santi e la conoscenza discriminativa sono come due occhi aguzzi che rendono la visione pura; chi ne è privo è davvero cieco, e come potrebbe non prendere la via sbagliata?
58. Fino a quando il jiva tiene la mente attaccata alle relazioni del mondo il suo cuore è tormentato dal dolore.
59. Kuleshvari, poiché quando è il momento il jiva lascia il corpo, a che serve attaccarsi a mogli, madri, padri e figli?
60. Questo mondo, mia cara, è alla base di tutti i mali. Chi ci vive soffre; chi vi rinuncia ottiene la felicità. Non c’è altra via.
61. L’attaccamento al mondo è all’origine di ogni sofferenza e sventura ed è il ricettacolo di tutti i peccati, dunque è giusto rinunciarvi.
62. L’uomo attaccato al mondo è legato anche senza corda; alla sua vita è mischiato un potente veleno ed egli è fatto a pezzi anche senza armi.
63. Per l’uomo vi è sofferenza ovunque, all’inizio, nel mezzo e al termine della vita. Se aspiri alla felicità rinuncia al mondo e cerca la Verità.
64. Anche chi è legato stretto con catene piene di spine può diventare libero, ma chi è attaccato a donne e ricchezze non potrà mai essere libero.
65. per chi è totalmente preso dai legami famigliari, qualità quali erudizione e buona disposizione d’animo si perdono come un vaso non cotto immerso nell’acqua.
66. Gli organi dei sensi nel corpo sono come contrabbandieri che si nutrono degli oggetti dei sensi, e con i desideri inappagati  causano continuamente la rovina negli uomini.
67.Come il pesce avido di cibo non s’avvede dell’amo, così la persona che brama la felicità (terrena) non si accorge della presenza di Yama, che è morte.
68. Mia cara, chi non è consapevole di perdite e guadagni, chi percorre sempre il sentiero sbagliato, chi è intento solo a riempire lo stomaco non sa ancora cosa sia l’inferno.
69. Dormire, mangiare, bere, copulare e cose del genere sono comuni a tutti gli animali. Solo l’uomo possiede la conoscenza , e chi ne è privo è simile a una bestia.
70. La mattina gli uomini sono intenti a defecare e urinare, a mezzogiorno sono presi da fame e sete, e la notte dal sesso e dal sonno.
71. Tutti i jiva che, ingannati dall’ignoranza, sono impegnati a soddisfare di continuo i bisogni dei loro corpi e di quelli delle loro mogli, sono soggetti al ciclo di nascite e morti.
72. Impegnati incessantemente a compiere i doveri delle loro rispettive classi e poco altro, gli uomini non vedono la verità suprema; e così, Parvati, i folli periscono.
73. Alcuni sono impegnati in rituali e austerità, altri a compiere sacrifici e adorazioni, ma immersi in una totale ignoranza costoro non conoscono il proprio Sé e ingannano se stessi e gli altri.
74. Soddisfatti solo dalla fama e dall’apparenza, questi uomini trovano piacere nei rituali e sono ingannati da ripetizione di mantra, homa e sacrifici elaborati.
75. Illusi dalla Tua maya, questi folli pensano di realizzare il Supremo con le austerità e la mortificazione dei corpi.
76. Devi, se gli ignoranti potessero ottenere la libertà con la semplice tortura dei loro corpi, il serpente dovrebbe ritrovarsi morto dopo l’assalto a un formicaio.
77. Attenzione a questi pseudo-guru che, intenti ad accumulare ricchezze e vestiti sfarzosamente, vanno in giro posando ovunque come jnani, per illudere gli altri.
78. Pur essendo attaccati ai piaceri del mondo, affermano di conoscere Brahman. Costoro, falliti nelle opere e nella conoscenza,devono essere evitati.
79. Non vi sono asini e simili animali per i quali casa e foresta sono la stessa cosa e che vanno in giro nudi e senza vergogna? Diventano forse per questo yogi?
80. Se gli uomini potessero ottenere la liberazione coprendosi di fango e cenere, perché la gente di campagna che vive nel fango e nella cenere non è liberata?
81. Gli abitanti della foresta come i cervi ed altri animali, si nutrono solo di erba, foglie ed acqua; diventano forse per questo yogi?
82. Rane e pesci passano la vita in fiumi come il Gange; acquisiscono forse per questo meriti speciali?
83. Devi, pappagalli e merli ripetono contenti parole sacre davanti alla gente; sono considerati per questo grandi sapienti?
84. I piccioni mangiano solo sassi, gli uccelli chataka (cucculus melanoleucus) non bevono acqua di sorgente; forse per questo sono yogi?
85. Animali come i maiali tollerano bene il freddo dell’inverno e il caldo dell’estate, e per essi ogni cibo è uguale; sono per questo degli yogi?
86. Invero, Kuleshvari, questi sacrifici e privazioni servono solo ad ingannare il mondo; perché l’unico mezzo per la liberazione è la conoscenza diretta della Verità, che è Dio.
87-88. Mia cara, le persone cadute nel pozzo profondo dei sei sistemi filosofici, ma dominate dalla schiavitù animale, non possono ottenere la conoscenza spirituale. In balia di terribili onde, si dibattono nell’oceano profondo di Veda e shastra, e sono preda degli squali che vi dimorano in forma di dispute e dibattiti filosofici.
89-90. Quelli che hanno letto Veda, Agama e Purana,  ma non conoscono la verità suprema del Divino – il vero scopo della vita – sono imbroglioni che gracchiano come cornacchie. Volgendo le spalle alla sola Verità da conoscere, il Divino, studiano incessantemente e affannosamente  i testi sacri dicendo “questo è da conoscere”, “questa è la conoscenza” e così via.
91. Facendosi belli mostrando la loro conoscenza di stile, sintassi, metrica ed altre artificiosità retoriche nel campo delle lettere e dei suoni, questi sciocchi rimangono storditi, confusi e timorosi.
92. La Verità è una cosa, ma ciò che essi comprendono è tutt’altro; una cosa è il significato della sacra scrittura e un’altra cosa è quello che loro intendono.
93-94. Parlano degli alti stati di coscienza senza ego, ma non ne hanno esperienza e il modo in cui vivono è totalmente diverso se non l’esatto contrario. Alcuni sono vittime dell’egoismo ed altri sono privi di istruzione. Cantano i Veda e ne discutono tra loro, ma non conoscono la verità, proprio come il mestolo non gusta il sapore della minestra che contiene.
95.I fiori possono adornare la testa, ma è il naso che ne sente il profumo. Allo stesso modo ci sono tante persone che recitano i Veda e le sacre scritture, ma rare sono quelle in sintonia che ne incarnano lo spirito.
96. Dimenticando che la Verità Divina è dentro di sé, costoro la cercano nei libri, come il pastore che va a cercare la pecora nel pozzo quand’essa è già nell’ovile.
97-98. La conoscenza verbale o intellettuale non è di alcuna utilità per distruggere l’illusione del mondo, come l’oscurità non viene scacciata dal parlare di una lampada. Lo studio dell’uomo privo di saggezza è simile al cieco che si guarda nello specchio. Soltanto gli uomini con l’intelligenza desta possono trarre beneficio dagli shastra.
99-100. Uomini rinomati per erudizione, nobiltà e coraggio continuano a discutere in vari modi che la Verità Divina è di questo o quel tipo; ma se non la comprendono e a realizzano direttamente a che serve parlarne? Gli individui scioccamente imbrigliati nelle lettere degli shastra sono lontani dalla Verità.
101. Costoro amano ascoltare parole del tipo “questa è la conoscenza, questa bisogna perseguire”. Gli uomini, Devi, possono trascorrere migliaia di anni ad ascoltare la sapienza degli shastra, ma non ne realizzeranno mai lo scopo.
102. Le sacre scritture sono infinite, la durata della vita è limitata e gli ostacoli sono milioni. Per questo è saggio andare dritto all’essenza de testi sacri, come il cigno che sa distinguere e beve solo il latte dall’acqua.
103. Dopo aver conosciuto e praticato l’essenza della verità degli shastra, la persona intelligente dovrebbe lasciarli come chi raccoglie il grano lascia da parte la pula.
104. Come l’uomo sazio di nettare non cerca altro cibo, allo stesso modo chi conosce l’essenza della verità non ha bisogno della conoscenza degli shastra.
105. La liberazione, devi, non si ottiene col canto dei Veda né con lo studio delle sacre scritture. Soltanto il jnana o la vera conoscenza può dare la liberazione, nient’altro.
106-107. I mezzi necessari alla liberazione non sono dati né dalla pratica degli ashrama (i quattro stadi della vita) né dalle filosofie o dalle scienze, ma soltanto dal jnana, che si può ricevere solo dal guru. Ogni altro mezzo è intricato e ingannevole; solo la conoscenza della Verità è donatrice di vita.
108. La conoscenza suprema dell’Uno proclamata dal Signore Shiva, libera da rituali e austerità, va ricevuta direttamente dalla bocca del guru.
109. La conoscenza è di due tipi: una derivata dalle sacre scritture e l’altra generata dal ragionamento mentale. Quella derivata dalle sacre scritture ha la forma dello Shabda-Brahman, quella generata dal ragionamento mentale ha la forma del Para-Brahman.
110. Alcuni preferiscono il non-dualismo (advaita) ed altri il dualismo (dvaita), ma nessuno di questi conosce la Mia Verità che è oltre dualismo e non dualismo.
111. “Mio” e “non mio” esprimono schiavitù e liberazione. Il termine “mio”rappresenta la schiavitù, “non mio” significa liberazione.
112. La vera azione è quella che non lega, la vera conoscenza è quella che dà la liberazione. Tutte le altre azioni sono causa di dolore; ogni altra conoscenza serve solo all’arte.
113. Come si può parlare di una meta superiore fino a quando vi è il desiderio sensuale, fino a quando vi è attaccamento per le cose del mondo e continua l’attività dei sensi?
114. Come si può parlare di una meta superiore fino a quando vi è l’affanno dello sforzo, finché vi è l’attività del pensiero, fino a quando la mente non è tranquilla?
115. Come si può parlare di meta suprema finché vi è identificazione col corpo e con l’ego, e fino a quando non si ottiene la grazia del guru?
116. Si ricorre ad austerità, rituali, pellegrinaggi, japa, homa, adorazione, Veda, Agama e shastra solo fino a quando non si realizza la Verità Suprema del Divino.
117. Devi, chi desidera la liberazione deve essere sempre consapevole della Verità Divina, dedito alla sua realizzazione con ogni sforzo e in ogni condizione.
118. Afflitto dalla triplice sofferenza (fisica, vitale e mentale), l’uomo dovrebbe cercare rifugio sotto l’albero della liberazione,su i cui rami fioriscono dharma e jnana e il cui frutto è il mondo della beatitudine.
119. Perché tante chiacchiere? Ascolta in breve qual è il segreto, Parvati: in verità e senza alcun dubbio la via della liberazione sta nel kula-dharma, la via reale della Shakti.
120. Ora, Devi, Ti ho detto la verità! Dopo averla appresa direttamente dalla bocca del guru gli uomini si liberano senza sforzo dalla schiavitù del mondo.
121. Mia cara, Ti ho descritto in breve lo stato dei jiva. Ora cos’altro vuoi che Ti dica, Kuleshvari?

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