balance

 

“L’atma è l’attore, il danzatore; il sé è il palcoscenico, i sensi sono gli spettatori”.
“Per mezzo della meditazione si ottiene la pienezza dell’Essere puro”.
“La percezione del piacere e del dolore è una nozione mentale esteriore”.

Shiva Sutra

  • Duplice è la natura dell’organo mentale, a seconda che esso sia puro o impuro. La mente impura è sospinta dai desideri, quella pura è libera da brame. La mente e null’altro cagiona la schiavitù o la liberazione degli uomini. La schiavitù consiste nell’adesione della mente agli oggetti; la liberazione sorge quando la mente si ritrae dagli oggetti. Cessata l’adesione agli oggetti, la mente confinandosi alla regione del cuore raggiunge lo stato in cui non è più mente, ossia la condizione suprema. Controlla la mente sino a che il processo di autoconsunzione non la porti nella regione del cuore. Questa è la vera gnosi, questa è meditazione: tutto il resto non è che ingombrante erudizione libresca. L’Assoluto infatti non è pensabile né impensabile, e neppure è pensabile ed impensabile ad un tempo. Pienamente libero da ogni parzialità, l’Assoluto risulta incrollabilmente in sé compiuto. (…) L’Assoluto invero è privo di parti, non soggetto a formalizzazioni concettuali, immacolato. Sapendo di essere l’Assoluto gradualmente ci si rende pari ad esso. Riconoscendo che esso è estraneo alla sfera di applicazione dei concetti, infinito, privo di causa o di esempi che lo possano illustrare, incommensurabile, privo di un inizio e di una fine, il savio giunge ad attingere la liberazione. Non si dà distruzione né nascita; non v’è chi sia legato né chi si sforzi di liberarsi. Nessuno cerca la liberazione, nessuno è liberato: questa è la verità suprema. Sappi dunque che il Sé va considerato come unico nei tre stati di coscienza, veglia, sogno e sonno profondo: per chi riesce a travalicare questi tre stati non si dà affatto rinascita. Uno solo è il Sé che si manifesta nei diversi esseri: vien visto come uno oppure come molti, come accade al disco lunare riflesso in uno specchio d’acqua. (…) Finchè resta ottenebrato dall’illusione della conoscenza meramente verbale la differenza permane: dissolta la tenebra non si scorge altro che unità. L’Assoluto di grado inferiore è solo un flusso di parole, che una volta dissipatosi rivela l’Assoluto di grado superiore: su quest’ultimo, sull’Assoluto imperituro, dovrebbe meditare il saggio che desideri procacciarsi la quiete spirituale del proprio Sé. Due dunque sono gli Assoluti su cui si deve meditare: il Verbo e l’Assoluto di grado superiore. Chi è versato nello studio del Verbo riuscirà certamente ad attingere l’Assoluto di grado superiore. Grazie allo studio dei testi l’uomo accorto, tutto intento ad ottenere conoscenza e gnosi, dovrà a un certo punto abbandonare del tutto lo studio libresco, come chi desideri procacciarsi del grano dovrà di necessità lasciar da parte la paglia. Se il latte, pur munto da vacche di diversi colori, ha tuttavia lo stesso colore, si consideri il soggetto percipiente come il latte, le fonti della conoscenza come le vacche. Concentrando l’occhio della conoscenza si evochi il pensiero: “Son io dunque quella grande sede suprema, l’Assoluto privo di parti, esente da movimento, perfettamente quieto”.

    Tripuratapinyupanisad V 2-6, 8-12, 15-20

  • Riuscendo a vedere l’Assoluto ovunque vagli la mente, si ottiene la concentrazione mentale, che ne è la varietà suprema. La meditazione poi si ha quando si indulge a pensieri positivi del tipo “Io sono l’Assoluto e null’altro”, senza che il pensiero si riferisca a nessun oggetto. Questo tipo di pratica conferisce somma beatitudine. Il raggiungimento e il successivo superamento di uno stato di immutabilità, mercè la comprensione della condizione dell’Assoluto, porta allo stato di incentramento dell’attenzione. E il saggio dovrebbe sforzarsi di perseguire questa beatitudine non artificiale sinchè non riesca ad unirsi per un attimo alla condizione del Sé che costituisce l’intimo del suo essere. Allora questo re di coloro che praticano lo yoga raggiunge la perfezione e si libera del bisogno stesso di una disciplina spirituale.

    Tejobindupanisad I 35-39a

Yoga e Conoscenza sono i due metodi per dissolvere i disturbi della mente.
Yoga è controllo dei movimenti della mente.
Conoscenza (Jnana) è la chiara osservazione di essi.

Laghu Yoga Vasistha V.9.72

Meditazione è l’assoluta mancanza di pensiero che conduce alla morte del senso di individualità, alla dispersione degli organismi di difesa dell’ego, alla comprensione del proprio essere. Quando il fluire dei pensieri cessa si ritrova lo stato d’origine, là dove essere e esistere non sono, là dove tutto è conosciuto poichè non c’è nulla da conoscere, là dove si è Uno, dove si perdono i sensi di un’immagine, di un corpo, di un pensiero, di un’identità poiché ogni immagine proiettata cessa di esistere. 

Per arrivare allo stato meditativo esistono infinite tecniche che sono propedeutiche ma senza una adeguata comprensione su tutti i livelli queste pratiche rimangono fini a loro stesse. Le varie tecniche sono utilissime per impare ad entrare nella profondità del proprio essere ma si tratta di un cammino molto lungo, fatto di alti e bassi, di prese di coscienza parziali e di momenti di oscuramento. Quello che si fa attraverso il percorso meditativo è un cammino di autoguarigione, di autorealizzazione. La cosa più difficile da fare, lungo il sentiero, è imparare a guardarsi per quello che si è. Tutte le sovrastrutture, i condizionamenti, i tabù, i ricordi di vita, il karma accumulato, le paure, impediscono di vedere la bellezza e la perfezione in ciascuna cosa. Quando si giunge allo stato di coscienza suprema tutto si mostra per quello che è ed allora tutti i parametri vengono scardinati ma si tratta di un percorso progressivo di adeguamento della forma mentale a delle forme sempre più sofisticate. La maggiore paura che ha l’uomo è quella di rompere gli argini delle proprie certezze illusorie, del proprio esistere. L’uomo preferisce muoversi nell’ambito del conosciuto piuttosto che addentrarsi nei meandri della mente per scoprire se stesso. Andare oltre il conosciuto: ecco cos’è che permette, nel tempo, di giungere allo stato meditativo. Durante il percorso non è importante la meta da raggiungere ma il cammino. Lungo la strada, nel tempo, si impara ad amarsi, a perdonarsi, ad accogliersi, a guardarsi col sorriso, consci che quella parte che arranca, che si sfinisce nella lotta quotidiana, non è altro che il cucciolo d’uomo che sta imparando, attraverso le esperienze di vita, a conoscere se stesso.

Fino a che non si arriva alla realizzazione di sé, le varie tecniche, servono per imparare ad avere il controllo della propria mente, in modo che non voli da un fiore all’altro, da un’illusione all’altra, in un turbinio di emozioni che, inevitabilmente, portano ad una disarmonia fra ciò che si è e ciò che si vive. Imparare a ritirarsi dagli effetti prodotti dalla percezione sensoriale è determinante poiché tale percezione produce un mare di illusioni alle quali la mente si aggrappa per poter giustificare il proprio percorso di vita. Queste giustificazioni possono avere un effetto apparentemente positivo, nel breve termine, ma non fanno altro che aumentare l’insoddisfazione intima. Il raggiungimento della pace e dell’equilibrio risiede nella completa accettazione del ciò che è, senza più essere vittime inconsapevoli del volere, del potere, dell’affanno che genera il continuo cercare. Questo processo di autoguarigione, lo si può avviare attraverso la pratica delle Asana (posizioni yoga), della respirazione, di tecniche di visualizzazione. Nel tempo,  la capacità di mantenere una posizione immobile del corpo ed un controllo della respirazione, permette di creare una maggiore disponibilità alla concentrazione intensa. Un ostacolo di rilievo, per ottenere un buon livello di concentrazione, è dato dai sensi che, inevitabilmente, tendono verso l’esterno. Attraverso la concentrazione, la mente acquista la capacità di fissarsi su un solo oggetto per un certo tempo, eliminando così i pensieri che normalmente la affollano. Nella pratica si impara quindi a mantenere una concentrazione sull’oggetto priva di distrazioni per il tempo desiderato e questo conduce in modo naturale verso lo stato meditativo; la meditazione accade in una condizione di spontaneità, semplicemente. Nello Yoga Sutra, Patanjali definisce la meditazione come la continuazione nello stato di concentrazione.

 “La concentrazione consiste nel fissare la coscienza in un punto;
      la meditazione è la facoltà di mantenervi l’attenzione.”
 

Quando la mente è totalmente fissa su un oggetto, il pensiero su di esso fluisce dolcemente in una corrente ininterrotta; il turbinio dei pensieri cessa, si arresta spontaneamente. La meditazione è uno stato di non-mente nel quale ogni considerazione lascia il posto alla completa comprensione di sè in uno stato di consapevolezza priva di contenuti.

Nel percorso verso la meditazione l’obiettivo è imparare ad arrestare il flusso dei pensieri che è nutrito continuamente da desideri, ricordi, dolori, ambizioni, preoccupazioni. Solo riuscendo a non identificarsi nella mente si potrà osservare come spettatori il dipanarsi del processo mentale senza venirne coinvolti ma soprattutto questa condizione permette il fiorire del cuore, consente l’apertura alla vita; imparare ad entrare nel cuore porta in sè un dono prezioso poiché aprendosi sempre più all’amore per tutto ciò che è ci si dà la possibilità di sciogliere sempre più i legami che trattengono in maya, nel mondo illusorio. 

Raggiungere lo stato meditativo è la meta di un lungo percorso di autoconoscenza, di autoanalisi, di autorealizzazione; è una lenta maturazione che si compie intimamente per arrivare a comprendere chi si è veramente, al di là delle infinite sovrastrutture create nel corso della vita. Fare un percorso di meditazione significa utilizzare e fare sempre più propri degli strumenti di lavoro che accompagnano nel quotidiano aiutando a vivere la vita in modo più “leggero” e consapevole.

La condizione di spontaneità pura e priva di disciplina è meditazione ed esiste soltanto nel presente, nell’attimo. La meditazione non è una cosa che si pratica al mattino alla quale non si pensa più per tutta la giornata; essa é qualcosa che si deve continuare a “vivere” in ogni momento dell’esistenza. I saggi hanno insegnato la necessità di “vivere nel momento” perché` vivere nel momento è meditazione.

 
Nel silenzio della mente non c’è alcun movimento.  
Nonostante l’agire nel mondo, il tempo si ferma nell’attimo. 

Indicazioni 
  • Vata è sognatore dunque potrebbe non avere benefici da tecniche che tendono ad espandere oltre modo la mente.
  • Pitta è razionale dunque potrebbe non avere benefici dalle tecniche in cui è richiesta una forte concentrazione.
  • Kapha è affettivo dunque potrebbe non avere benefici dalle tecniche che tendono a sviluppare di parecchio lo stato emozionale.
Divinità e meditazione

La devozione è una questione personale dunque ciascuno deve scegliere di avvicinarsi a ciò cui si sente più affine. La migliore meditazione devozionale consiste nell’avvicinarsi a quella forma del divino che risuona nel cuore, sia essa un Maestro piuttosto che una una divinità, ma l’ayurveda prevede delle corrispondenze fra alcune divinità e le varie qualità che sono necessarie per la guarigione.

  • Ganesh – che rimuove gli ostacoli, aumenta Kapha e Ojas.
  • Hanuman – figlio del vento, aumenta Prana e controlla Vata.
  • Skanda – figlio del fuoco e guerriero, aumenta Tejas.
  • Kali – che governa la morte e la distruzione, aumenta Prana, controlla Vata e toglie le malattie che mettono in pericolo la vita.
  • Shiva – che governa il subconscio e il superconscio, aiuta a superare la paura, i traumi e l’ansia.
  • Rama – protegge i bambini dal male.
  • Divinità dei pianeti infuocati – Sole, Marte e Ketu (nodo lunare sud) aumentano Pitta, Tejas e Agni.
  • Divinità dei pianeti acquatici – Luna, Venere e Giove aumentano Kapha, Ojas e i Dhatu.
  • Divinità dei pianeti d’aria – Saturno, Mercurio e Rahu (nodo lunare nord) aumentano Prana e Vata.
Meditazione secondo i Dosha
  • Vata
    • Fare qualche Asana di rilassamento.
    • Fare Pranayama per rallentare l’attività mentale.
    • Meditazione per calmare l’inquietudine naturale del Dosha.
    • Utilizzare la concentrazione per evitare di volare troppo e mantenere la stabilità.
    • Imparare ad osservare il movimento dei pensieri mantenendo la concentrazione.
    • Imparare a stabilizzarsi all’interno.
    • Mantra
      • RAM, SHRIM, HRIM
      • Affermazioni per affermare la pace e l’assenza di paura.
    • Visualizzazioni
      • Immagini di terra, acqua e fuoco.
      • Montagna, lago, fiumi, sole all’alba, ecc.
      • Colori dorati o arancio.
    • Meditazione Devozionale
      • Forme di Dio, della Madre Divina, del Guru.
      • Durga, Tara, Shiva, Vishnu, Rama, Ganesh, Hanuman.
  • Pitta
    • Fare Asana dolci.
    • Fare Pranayama rinfrescanti, respiro lunare.
    • Meditazione per abbassare la tendenza al controllo e calmare la rabbia e l’aggressività.
    • Espandere il cuore e lasciare andare.
    • Meditazione sullo spazio infinito.
    • Mantra
      • SHAM, SHRIM
      • Fare affermazioni che aumentano la tendenza al perdono, alla compassione, all’amore.
    • Visualizzazioni
      • Immagini non focose, che rinfrescano.
      • Foresta in montagna, lago, nuvole gonfie di pioggia, luna, stelle, ecc.
    • Meditazione Devozionale
      • Forme del Padre e della Madre Divina rinfrescanti.
      • Lakshmi, Parvati, Vishnu, Shiva nella forma benefica di acqua e spazio.
      • Forma dell’amato divino per trasformare la passione in devozione.
  • Kapha
    • Fare Asana dinamici ma leggeri per riattivare la circolazione ed eliminare il ristagno.
    • Fare Pranayama vigorosi e respirazione solare per poi fare Pranayama calmi.
    • Meditazione per rimuovere la pesantezza e l’attaccamento emotivo.
    • Meditazione sul vuoto e sulla luce interiore.
    • Forme di meditazione attiva.
    • Mantra
      • OM, HUM, AIM
      • Fare affermazioni di distacco.
    • Visualizzazioni
      • Immagini che aumentano fuoco, aria e etere.
      • Sole, vento tra gli alberi, cielo senza nuvole ecc.
    • Meditazione devozionale
      • Forme stimolanti di Dio e della Dea.
      • Shiva, Kali.
      • Evitare l’attaccamento alle forme esteriori della devozione.
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