hrim vahni murtaye namah

 

Il fuoco brucia, asciuga le lacrime dell’umano sentire, scioglie e infiamma ogni cosa.
E allora ciò che è sotto sta sopra e ciò che è sopra in ogni dove.
Le sembianze lasciano il posto al servizio così completato.
Le servitù si palesano per lasciare tempo e spazio.

Lodate il fuoco, il saggio, la verità del Dharma nel rito sacro.
Il fuoco immortale è al servizio degli Dei, così il Dharma eterno non viene violato.    

Rig Veda I.12.7; III.3.1

Quando sei pronto
il fuoco chiama.
Tutto il tuo essere chiama.
E allora
ogni istante è dedicato ad esso;
e allora
ciascuna cosa assume forma
nella non forma.
Il corpo liberato.
La mente increata.
Il compagno di sempre
torna nella sua veste
per portare a compimento
ciò che è.

Il fuoco è un essere vivente con una vita facilmente osservabile nel suo movimento; anch’esso, come qualsiasi altra espressione del manifesto, nel mondo fisico si palesa attraverso una serie di sovrapposizioni che ne caratterizzano la forma ultima. Non c’è alcuna differenza se non nell’espressione ultima fra un fuoco che arde in un cumulo di legna ed il fuoco interiore; entrambi si manifestano a seconda della vibrazione percepita in un determinato istante. Ciascuna emozione, pensiero, senso o azione ha la sua particolare impronta energetica che necessita del fuoco che risponde a quella vibrazione specifica. A qualsiasi livello, ciascuna nota espressa richiama a sé il medesimo tipo di suono. Ecco che allora il rapporto col fuoco è una relazione molto stretta fra il sacrificante ed il sacrificato che si manifesta nell’atto di bruciare sulla pira funeraria il proprio senso di individualità.


Ad espressione della purificazione eterna
getto tra le fiamme me stesso
nel sacrificio rituale
che impone di lasciare andare tutte le paure, i dubbi e le preoccupazioni.
Che un giorno non rimanga che cenere
sulla quale camminare completamente nudo.

  • E così si dice: tutti gli altri sacrifici hanno una fine ma l’agnihotra non giunge a una fine. Tutto ciò che dura per dodici anni è in verità limitato; l’agnihotra è tuttavia illimitato, poichè quando un uomo ha fatto l’offerta la sera, egli non vede l’ora di fare di nuovo con fiducia l’offerta la mattina; e quando ha fatto l’offerta al mattino, allo stesso modo egli non vede l’ora di fare di nuovo con fiducia l’offerta la sera. Così l’agnihotra è illimitato e, pertanto, dalla sua illimitatezza, vengono anche generate creature illimitate. Chiunque conosca l’illimitatezza dell’agnihotra è egi stesso illimitato in prosperità e progenie.

    SB II,3,1,13

  • Tu, o Agni, sei il giusto, il vero, il potente e il più mirabile. Tu sei invero manifesto a tutti: Tu, o Agni, sei onnipresente. Gli uomini considerano Agni il supremo per grazia e gioia, poichè grazia e gioia dimorano indubbiamente nel sacrificio. Te, che sei cielo, il governante e il divino, noi esseri umani invochiamo con un canto.

    SB VII,3,1,34

  • Janaka del Videha una volta domandò ad Yajnavalkya: “Che cosa si usa per l’agnihotra, o Yagnavalkya? Puoi dirmelo?”
    “Posso, o re”, egli rispose.
    “Che cos’è dunque?”
    “Il latte”, disse egli.
    “Se non ci fosse latte, che cosa useresti per l’offerta?”
    “Riso e orzo.”
    “E se non ci fossero rio e orzo, che cosa useresti?”
    “Qualche altra erba.”
    “E se non ci fossero altre erbe, che cosa useresti?”
    “Userei delle erbe selvatiche.”
    “E se non ci fossero erbe selvatiche, che cosa useresti?”
    “Della frutta.”
    “E se non ci fosse frutta, che cosa useresti?”
    “Userei dell’acqua.”
    “E se non ci fosse acqua, che cosa useresti?”
    “Allora invero”, egli rispose, “non ci sarebbe assolutamente nulla, e tuttavia si portebbe fare un’offerta: verità con fede.”
    Allora Janaka disse: “Tu conosci l’agnihotra, Yajnavalkya; io ti dono cento vacche.”

    SBXI,3,1,2-4

om cit pingala hana hana daha daha pacha pacha sarvajna ajnapaya swaha

Agni è Dio del Fuoco ed è Colui che accoglie il sacrificio. Poichè Agni è il messaggero degli dei, i sacrifici fatti a Lui arrivano alle diverse divinità. Nel culto, Agni rappresenta il fuoco sacrificale al quale fare le oblazioni. Agni è considerato come il sacerdote degli dei e come il dio dei sacerdoti che, attraverso yajna, porta le oblazioni agli dei. 

Agni Vidhi

  • Il respiro è il Fuoco sacrificale, il Sè Supremo che è avvolto dai cinque venti. Possa egli confortare tutti gli esseri, possa non esserci paura per me!
    Tu sei l’universo, tu sei comune a tutti gli uomini, tu assumi tutte le forme, sei tutte le cose che sono generate e trasportate da te. In te sono offerte tutte le offerte ed esse procedono là dove tu sei il Brahman immortale.
    Di questo sacrificio del corpo, compiuto con il palo sacrificale e la cintura,
    Chi è il sacrificatore? Chi è sua moglie? Chi sono i sacerdoti? Chi è il supervisore? Che cosa sono i vasi sacrificali? Che cosa sono le oblazioni? Che cosa è l’altare? Che cosa è l’altare settentrionale? Che cosa è il vaso del Soma? Che cosa è il carro? Chi è la vittima?
    In che cosa consiste la recitazione degli inni? In che cosa consiste la recitazione della sacra formula? In che cosa consiste la non violenza? Qual’è il ruolo della moglie del sacrificatore? Che cos’è il palo sacrificale? Che cos’è la cintura? Che cosa sono le offerte? Che cos’è l’onorario sacerdotale? che cos’è la purificazione finale?
    Di questo sacrificio del corpo, compiuto con il palo sacrificale e la cintura, il Sè è il sacrificatore, l’intelligenza è sua moglie, i Veda sono i sacerdoti, l’ego è il sacerdote subordinato e la mente è il sacerdote officiante.
    Il corpo è l’altare principale, il naso l’altare settentrionale, il cranio è il vaso, i piedi il carro, la mano destra il cucchiaio di legno, la mano sinistra il calderone.
    Memoria, compassione, pazienza e non violenza svolgono il ruolo della moglie del sacrificatore.
    Il suono Om è il palo sacrificale, la speranza la cintura, lo spirito è il carro, il desiderio la vittima, i capelli l’erba, gli organi di senso sono i vasi sacrificali, gli organi motori le oblazioni.
    La non violenza è tutte le offerte, la rinuncia è l’onorario sacerdotale.
    La purificazione finale è la morte.
    Pertanto tutte le divinità sono stabilite in questo corpo.
    Che un uomo muoia a Varanasi o che egli reciti questo sacro testo, egli otterrà la liberazione dopo una sola vita.
    Egli otterrà la liberazione. Questa è l’Upanisad.

    PranagnihU22,23; 33,34;37,38;40;44,50

Io sono il rituale, io sono il sacrificio,
l’oblazione e l’erba.
Io sono la Preghiera e il burro fuso,
il fuoco e la sua offerta.

BG IX,16

Il fuoco è espressione dell’energia che costituisce l’intero manifesto. Il sacrificio del fuoco rappresenta la coscienza cosmica in cui viene proiettata la creazione con tutte le sue modificazioni. Il sacrificio del fuoco riporta in essere la coscienza originaria; attraverso di esso il corpo viene purificato e cioè liberato dalla materia più grezza per poter essere compreso nel progressivo processo di completamento dell’unione cosmica. Il Dhuni, la buca del fuoco,  è simbolo dell’energia cosmica.
Nella tradizione il fuoco deve restare sempre acceso ad espressione del sacrificio che si rinnova da sè ad ogni istante.

La Grande Madre
fagocita se stessa ad ogni istante;
affonda nelle viscere della terra
e comprende
e trasforma ciascuna cosa.
Il Figlio pone se stesso in sacrificio
in questo perenne movimento;
e da questa unzione
Il dono del Beato
giunge a compimento.

Come la Madre trasforma se stessa a ciascun istante, così il figlio celebra attraverso questo sacrificio la sua unione nel tutto; ponendosi in veste di sacrificante diventa la forma che assume e trasforma ma è egli stesso la forma sacrificata.

 

 

 

 

 

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